London Ships
50 x70 cm
fotomanipolazione digitale e illustrazione, stampata su tela.
2016
500 € (con certificato di unicità e autentica)

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Giulia Sollazzo (Pavia – Italy), in arte GBrì, è una Graphic Designer e Digital Artist che ha creato la serie delle “Città Parareali”. Dopo una mostra personale tenutasi a Pavia (febbraio 2016) presso la libreria “Il Delfino”, ha esposto con BIANCOSCURO al Parma Art Fair e al PaviArt (2016).
Nella sua arte unisce la fotomanipolazione digitale alle passioni per il cinema e la criptozoologia. Quest’ultima consiste nello studio di creature non dichiarate esistenti dalla scienza ufficiale che, puntualmente, popolano le sue opere. Infatti, nella suddetta serie, vengono mostrati luoghi del nostro quotidiano come se si trovassero in una dimensione parallela, abitati da creature misteriose o caratterizzate da elementi insoliti. Lo spettatore
è così portato a disconoscere il luogo che trovava famigliare, trovandosi così in un punto emotivo tra meraviglia e inquietudine. I riferimenti cinematografici non mancano mai: per esempio “SharkPisa” è un tributo al trash movie più discusso del 2013, cioè Sharknado (to
rnando di squali), definito da molti il più brutto della storia dei tempi. Se The Asylum produca questo genere di film con consapevolezza stilistica o pura incoscienza e scarsità di budget non lo potremo mai sapere.
Fatto sta che l’assurdità (sia della sceneggiatura che degli effetti in computer grafica) non è passata inosservata agli occhi del mondo. Il film è stato brutalmente criticato, inneggiato per la sua genialità (?) ma anche copiato. Alla fine creare un’opera ispirata a questo fenomeno sociale quasi inspiegabile è venuto spontaneo: SharkPisa è un tributo al coraggio di mettersi in gioco, al credere in ciò che si  fa senza troppa paura del giudizio atrui, al non aver paura di pensare sol tra le righe… un consiglio a prendere la vita a volte più di pancia, che di testa.
London Ships invece è un’opera onirica ispirata a “Peter Pan”, dove invece del campanile di Londra, vediamo London Eye in un cielo fiabesco, sognante, reduce da lieto fine… se non fosse per un particolare: i due scheletri di pteranodonte in volo.

Le opere richiedono ore di lavoro e sono frutto di svariati tentativi compositivi e cromatici.

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