
C’ERA UNA VOLTA L’AMERICA
2025
tecnica mista su lastra di metallo
100×40 cm.
Elisabetta Accoto (Roma, Italia). Artista visiva, art director e docente d’arte, la sua rigorosa ricerca concettuale si concentra sull’indagine dei concetti di materia, assenza ed essenza. Attraverso il proprio lavoro, l’artista trasforma scarti e materiali invisibili in raffinate micropitture e opere luminose, affrontando tematiche di profonda attualità quali la memoria, la tutela dell’ambiente e la sostenibilità. Parallelamente alla sua attività di docente nella scuola secondaria, intrapresa nel 2008, dal 2014 partecipa attivamente al movimento del Presenteismo. A testimonianza del suo costante impegno nella promozione culturale, dal 2019 dirige a Roma lo spazio espositivo e associazione culturale SpazioGem. Il suo percorso artistico vanta numerose esposizioni in Italia e all’estero, oltre alla partecipazione a svariati concorsi nazionali e internazionali che le sono valsi importanti premi e riconoscimenti, tra cui spicca il Certificato di Merito Artistico conferitole dal prestigioso Luxembourg Art Prize nel 2025.
L’opera “C’era una volta l’America” è realizzata su una lastra di metallo, supporto industriale e resistente, che introduce una tensione tra durezza materiale e fragilità del pensiero. La superficie metallica, segnata, graffiata e stratificata, diventa parte attiva della composizione: riflette la luce, trattiene le abrasioni e conserva le tracce del tempo come una pelle urbana. Il testo manoscritto nella fascia superiore appare come un flusso mentale inciso più che scritto, un accumulo di riflessioni esistenziali che dialogano con la freddezza del supporto. La lunga forma centrale, organica e cromaticamente viva, attraversa il metallo come una colata emotiva, una linea di resistenza che rompe la rigidità della materia. Nella parte inferiore, immagini e scritte consumate (“C’era un’America”) emergono come residui di memoria storica e culturale, parzialmente cancellati ma impossibili da eliminare del tutto. Il metallo amplifica il senso di permanenza e conflitto: ciò che è dipinto può essere coperto, ma non dimenticato. L’opera si configura così come una riflessione sulla contemporaneità, sulla stratificazione del vissuto e sul tentativo umano di lasciare un segno duraturo in un mondo instabile. La scrittura, frammentata e discontinua, si presenta come un flusso di pensiero inciso nel tempo più che narrato, mentre le immagini e le parole consumate nella parte inferiore emergono come resa di una memoria collettiva. L’opera si muove così tra comunicazione e silenzio, tra urgenza espressiva e impossibilità di essere davvero ascoltati, trasformando il gesto artistico in un atto di invio permanente.
Facebook: elisabetta accoto
Instagram:@spaziogem_roma_
Web: www.spaziogem.it
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