Francesco Biondo

BIANCOSCURO Art Contest Monte Carlo Edition 2026

Materia, memoria e resistenza

Benvenuto a Francesco Biondo. La sua ricerca indaga il legame tra memoria interiore e storia collettiva. In “30 MARZO 2026 – IL GIORNO DELLA VERGOGNA” (acrilico, cementite, corda e ferro su mdf, 100×100 cm, 2026), l’opera si fa soglia critica. Sullo sfondo bianco graffiato, la corda e il ferro arrugginito agiscono come residuo di un trauma rimosso. Un gesto potente che si configura come puro atto di resistenza.


Francesco Biondo
 (Milano, Italia)

La ferita, il nodo, la promessa. Le tre opere riunite in questa sequenza non raccontano soltanto Gaza. Raccontano il modo in cui la storia si deposita nella materia, trasformando luoghi, eventi e decisioni politiche in segni destinati asopravvivere al tempo che li ha generati.

Con Cicatrice Nera – Gaza dilaniata, sospesa, tra mare (chiuso) e deserto, la ferita appare immediatamente. Una lacerazione scura attraversa la superficie come una cicatrice impressa nella terra stessa.Gaza emerge come corpo vivo, stretto tra un mare chiuso e il deserto, sottoposto alla pressione costante dell’assedio. La materia, pece, trattiene frammenti, residui, tracce di una distruzione. Da questonucleo, la ferita si espande, si moltiplica, attraversa altri territori, altri corpi, altre storie. La tragedia non si conclude, ma continua a riverberare, insistente, in una geografia sempre più vasta e vulnerabile.Una distruzione che non riguarda soltanto un territorio ma una condizione umana più vasta. Eppure, ai margini della composizione, la piccola bandiera palestinese continua a resistere, fragile e ostinata,come una presenza che rifiuta di scomparire.

Con Il Giorno della Vergogna – L’Età della Vergogna, la ferita cambia forma. Non attraversa più soltanto il paesaggio e i corpi, ma entra nel linguaggio della legge. Il cappio di corda e ferro grava sullasuperficie come una presenza concreta, il segno di una decisione che trasforma la morte in norma e il nodo in strumento di potere. La data affiora dalla materia come una soglia storica e morale. Qui laviolenza non si manifesta soltanto come fatto, ma come principio codificato, come scelta che pretende legittimazione. Pena di morte per impiccagione, su base etnica. Ancora una volta, la bandierapalestinese interrompe il campo neutro dell’opera e impedisce che il peso del nodo diventi silenzio o assuefazione.

Il terzo lavoro proposto è un dittico. Anche le strisce di Gaza vanno in paradiso (1 e 2), realizzato nel 2015, nasce ben prima del 7 ottobre 2023 e delle devastazioni più recenti. L’opera guarda agliAccordi di Oslo e a quella promessa di pace che sembrava destinata a ridisegnare il futuro del Medio Oriente. La sagoma della Striscia di Gaza emerge come corpo fragile e simbolico, attraversato da unasottile linea vitale. Le due tele si fronteggiano come due tempi della stessa storia: da un lato la luce e l’apertura di un futuro immaginato, dall’altro l’emergere di una geografia più aspra, segnata da divisionie tensioni irrisolte. Gaza appare così sospesa tra elevazione e caduta, tra la promessa della pace e la realtà della sua negazione.

Riguardata dopo le opere successive, questa visione mostra come la ferita fosse già presente nella materia. Non ancora nella forma che oggi conosciamo, ma come tensione irrisolta, come promessasospesa. Una frattura che non appartiene a un singolo evento, ma a una storia più lunga, che attraversa generazioni e continua a interrogare il presente.

La mappa diventa corpo. Il corpo diventa ferita. La ferita diventa nodo.

E tornando all’inizio del racconto, ciò che resta è la consapevolezza che la storia non si manifesta all’improvviso. Affiora lentamente nelle crepe, nelle tensioni irrisolte, nelle promesse che smettono dimantenere ciò che avevano annunciato. La pittura di Francesco Biondo conserva proprio questo momento: l’istante in cui il futuro comincia silenziosamente a incrinarsi.


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