Nunzia Ciccarelli

BIANCOSCURO Art Contest Monte Carlo Edition 2026 - libera nos a malo

Tra classicismo e riflessione contemporanea

Oggi vi presentiamo l’artista partenopea Nunzia Ciccarelli. Dalla solida formazione accademica, Nunzia approda a un linguaggio visionario ricco di misteriosi codici da decifrare. In “Libera nos a malo” (Olio e tecnica mista, 80×100 cm), reinterpreta il dramma universale della Pietà. Il manto sacro si trasforma nelle bandiere delle nazioni del mondo, mentre lettere fluttuanti nel buio celano messaggi nascosti. Un’opera dal forte impatto simbolico e surrealista, che interroga la coscienza del nostro tempo

Nunzia Ciccarelli (Napoli, Italy –). È un’artista napoletana che vive pienamente e consapevolmente il suo tempo. Il talento espresso fin da giovanissima viene supportato dai genitori che attenti la invogliano a coltivare la passione per la pittura. La sua formazione inizia in tenera età da autodidatta osservando i grandi Maestri del passato e lasciandosi affascinare dai molteplici linguaggi artistici. Successivamente, convince i genitori che la pittura e l’arte rappresentano la sua vera dimensione intraprendendo così gli studi presso il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Fin da subito prende parte a numerose mostre collettive che la conducono all’esperienza dell’Accademia d’Europa, organizzata dal Prof. Corrado Palmisciano. Conclusi gli studi, inaugura la sua prima mostra personale presso la Galleria Diagramma 32 di Pietro e Rino Volpe, con presentazione del critico d’arte e giornalista de Il Mattino Michele Buonomo. Le successive esposizioni, presso la Galleria Pincione di Piazza Dante a Napoli e numerose altre realtà espositive in Italia e all’estero, contribuiscono ad attirare l’attenzione di critici e studiosi interessati alla sua produzione. Nel corso degli anni, la sua pittura attraversa differenti fasi evolutive: i primi tentativi caratterizzati da una pittura prevalentemente materica dal forte cromatismo hanno una progressiva maturazione verso uno stile figurativo sempre più raffinato e visionario. Il surrealismo di Nunzia Ciccarelli evolve così in un linguaggio sperimentale del tutto personale che crea un connubio tra informale e immaginifico in cui gli organismi unicellulari si uniscono a figure ben definite mostrando allo spettatore una realtà parallela popolata da esseri a volte angelici e bonari e a volte mostruosi. A questa serie, denominata “Mostri”, appartiene l’opera Nell’angolo dell’occhio nella quale l’artista propone uno sguardo estremizzato, completamente onirico e visionario, in cui sogno e realtà alternativa si fondono in una dimensione unica. Negli ultimi anni, la sua ricerca artistica si è orienta verso una riflessione sul mondo contemporaneo e sul rapporto tra memoria, tecnologia e identità. La sua attuale produzione si sviluppa attorno al concetto di “archeologia informatica” intesa come indagine poetica sulle tracce lasciate dalle molteplici metamorfosi dell’era digitale in cui frammenti tecnologici, memorie, supporti e visioni organiche convivono in un immaginario sospeso tra passato, presente e futuro. Sono molte le suggestioni narrate nelle sue opere in cui ama dialogare con il pubblico invitandolo a inoltrarsi nei suoi lavori e a ricercarne i misteriosi codici nascosti all’interno. Recentemente, con EA Editore, Nunzia Ciccarelli è stata inserita nel progetto editoriale curato dal critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi e numerose critiche positive sono state rivolte alla sua pittura, tra cui quelle di Leroy Dalì e del Prof. Pinto dell’Associazione Napoli Nostra che ha inserito l’artista nel suo testo sull’arte contemporanea presentato al Metropolitan Museum di New York.


DESCRIZIONE DELL’OPERA
“Libera nos a malo” Tecnica mista, olio su tela, 80×100 cm

Libera nos a malo si presenta come un potente invito alla riflessione sul dolore del mondo contemporaneo e sulla fragilità della pace. Dall’oscurità profonda dello sfondo emerge al centro, in un bagliore, la celebre Pietà di Michelangelo, qui sottratta al suo contesto originario e posizionata sulle bandiere dei diversi Stati del mondo. Questo accostamento genera immediatamente una dissonanza visiva che disorienta l’osservatore magneticamente attratto dall’intrinseca familiarità simbolica degli elementi dell’opera: il corpo di Cristo, sorretto dalla Vergine, diventa metafora dell’umanità sofferente, mentre le bandiere, segni di identità e appartenenza, si trasformano in un tessuto comune su cui si deposita il peso della sofferenza collettiva. Il sacrificio che avrebbe dovuto unire sembra essersi cristallizzato in un tempo lontano ed il messaggio di speranza svanito nel mare dilagante dell’indifferenza contemporanea. In questo senso, la Pietà non è soltanto citazione del capolavoro michelangiolesco, ma dispositivo emotivo e simbolico che interroga lo spettatore. La madre che sorregge il figlio diventa figura universale di tutte le madri del mondo, mentre il corpo inerme di Cristo si fa immagine di ogni vittima innocente. L’opera non allude soltanto al più eclatante degli eventi, la guerra, ma a una più silenziosa erosione dell’umanità: il venir meno del rispetto, della giustizia e della capacità di riconoscere l’altro. In questa perdita di humanitas, anche i gesti quotidiani si svuotano, mentre un apparente buonismo finisce per mascherare nuove distanze. Libera nos a malo diventa così un’invocazione contro il disfacimento interiore del nostro tempo imponendosi come una riflessione sul bisogno di redenzione ed invitando a superare le logiche di conflitto attraverso la memoria del dolore e la riscoperta della compassione come unica possibile forma di salvezza.


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