Arma Tuentur Pacem (?)
80×120 cm.
acrilico su tela
2017

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Dorè  (Padova  – Italy), classe ’74, vive e lavora a Codiverno, un piccolo paese poco distante da Padova. La passione per il disegno, che dimostra fin da piccolo, viene sempre approvata e sostenuta dai genitori, sia durante gli studi che nella sua formazione culturale e umana. Il suo percorso pittorico “ufficiale” comincia subito dopo la maturità artistica, attraversando varie “fasi” ed esprimendosi con stili diversi, pur nell’ambito figurativo/cubista/futurista, costantemente accompagnato dallo studio dei manuali (anche antichi) e dei grandi artisti del passato. Al primo concorso di pittura estemporanea nazionale al quale partecipa(1998) ha subito un riscontro positivo, ottenendo il 13° posto (l’artista più giovane premiato). Nella sua carriera ha ricevuto molti altri premi e riconoscimenti, è apparso in TV e numerose riviste e quotidiani hanno pubblicato interessanti articoli su di lui. Affascinato da sempre dall’Antico nel 2004 si diploma in Restauro di Beni Mobili (tele, tavole, manufatti lignei) e fa esperienza anche su intonaci, affreschi e statuaria in pietra. Nello stesso anno comincia a dedicarsi anche all’iconografia, dipingendo su tavola e utilizzando gli stessi materiali e le tecniche in uso nel XIV sec., compresi la foglia d’oro e d’argento e la loro lavorazione. Dorella da questo momento si firmerà “Doré” (“all’antica” appunto..). La sua continua ricerca artistica lo porta oggi ad esplorare le possibilità di ciò che egli definisce IperKuboFuturismo. I temi delle sue opere (sogni, miti, leggende, vizi, virtù, etc.), presi a pretesto per lanciare dei messaggi più o meno espliciti, sono tutti comunque legati da un alone “mistico” e “spirituale”. Nella sua carriera artistica, così come nella vita, l’artista si é sempre considerato un “der suchende” (=colui che cerca), come direbbero i tedeschi: a tutt’oggi infatti, col suo IPERKUBOFUTURISMO, portando avanti le idee e l’opera dei cubofuturisti, egli “cerca” di fondere vari generi di pittura (ma anche scultura, musica ed altre forme d’arte) prendendone ciò che ritiene caratteristico e migliore, in modo da creare un linguaggio OGGETTIVO e UNIVERSALE, in equilibrio e in sintonia col tutto. Il messaggio implicito dell’I.K.F. é quello che per l’umanità é ancora possibile recuperare il rapporto stretto che aveva un tempo con la Natura e con tutto ciò che ci circonda, ma che per far ciò é necessario ripartire dal profondo di ognuno di noi, dal nostro cuore, dalla nostra anima, innanzitutto cambiando il nostro modo di pensare, di vedere la vita e i suoi scopi e riconciliandoci con la nostra “parte spirituale”: solo così il microcosmo che è l’Uomo potrà tornare al centro del macrocosmo che é l’Universo, in sintonia e in equilibrio con esso. La concezione di Doré di “fare arte” è EQUILIBRIO, é l’esaltazione della RAGIONE (umana) e della sua applicazione con la MANUALITA’, alla ricerca sì del bello, ma anche del profondo, spesso in chiave ironica o grottesca. E’ la rivalutazione del SAPER FARE e dell’ESSERE contrapposti all’APPARIRE e all’AVERE della società contemporanea. Per questo si propone come un ARTISTA/ ARTIGIANO, convinto che un’opera d’arte (c.d.) non possa essere solo il frutto di un concetto o di un “gesto artistico”, ma che dev’essere l’INCONTRO VOLUTO e ARMONICO dell’IDEA, del GESTO (o meglio, di un insieme di “gesti artistici”) e della MANUALITA’, certo che il valore aggiunto della manodopera non potrà mai essere eguagliato, ne tantomeno sostituito, dalla tecnologia.

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