Felicità
100×80 cm.
acrilico su tela
2016
3000€

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Gabriella Di Natale (Enna  – Italy), nasce a Piazza Armerina in provincia di Enna nel 1971. Fin da bambina inizia a disegnare paesaggi e animali. Nel 1992 consegue la maturità tecnica di perito aziendale e corrispondente in lingue estere.
Dal 1993 si dedica alla pittura e al disegno fumettistico. Nel 1999 studia restauro di mobili antichi e decorazione. Realizza diversi lavori fino al 2002, anno in cui le viene diagnosticata una grave allergia agli acari della polvere che la costringe ad interrompere la sua carriera di restauratrice. Continua a dedicarsi alla pittura, alla realizzazione di oggetti con materiali di recupero   come latte in alluminio, bottiglie di plastica, vecchi CD, qualunque cosa possa essere riciclato, dandogli nuova vita. Il desiderio di conoscenza la spinge nel 2004 a partire in camper, assieme al marito e ai suoi due figli, per la Francia. Durante i suoi viaggi documenta le sue esperienze con filmati e fotografie, annota tutto su un diario. A quello francese seguono altri viaggi in Europa. Spagna, Austria, Germania, Svizzera, Italia soffermandosi di più nel meridione: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e infine la Sicilia, sua terra natìa. Terra ricca e martoriata dalle conquiste e le oppressioni straniere. Il paradiso degli agrumi e degli ulivi, un giardino che profuma di menta e di oleandro. Un popolo forte e fiero, quello meridionale, intelligente, generoso e ospitale, che più di tutti ha risentito nel passato e anche nel presente il problema dell’immigrazione dovuto alla crisi e alla mancanza di lavoro. Protagonista e anche spettatore oggi, del flusso migratorio dei tanti extracomunitari che sbarcano con mezzi di “fortuna” a Lampedusa, alla ricerca della libertà o più semplicemente per fuggire dalle guerre. Ciò, assieme ai numerosi viaggi in  alcuni stati africani (Costa d’Avorio, Ghana, Congo, Ruanda, Namibia) intrapresi tra il 2010 e il 2013  la porta a dipingere questo popolo e a raccontare attraverso le sue tele di quelli che, nonostante le guerre, hanno deciso di rimanere nel loro paese, ancorati alle loro radici e alle loro tradizioni. Dipinge le donne che tengono in braccio i loro bambini, quelle che trasportano la frutta, gli uomini, ovvero i Maasai, che si occupano del bestiame e soprattutto dei bambini, capaci ancora di gioire di quel poco che hanno e di sorridere per giochi che noi abbiamo dimenticato.

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